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«Che invidia gli ultrà tedeschi»

La curva del Bayern di Monaco all’Allianz Arena. Il modello tedesco del tifo è considerato all’avanguardia: poca burocrazia e prezzi popolari

La curva del Bayern di Monaco all’Allianz Arena. Il modello tedesco del tifo è considerato all’avanguardia: poca burocrazia e prezzi popolari

Le tifoserie europee: «Prezzi bassi, colore, zero burocrazia. La Germania ha superato l’Italia»

di Giorgio Specchia, immagini e testo della Gazzetta dello Sport del 9 Aprile 2014

Terza puntata dell’inchiesta Tifo Revolution: Oggi la nostra inchiesta sul tifo si  trasferisce  in  Europa,  dentro la realtà delle curve tedesche,  inglesi,  francesi  e  spagnole. Ce le spiegano, rispondendo  alle  nostre  domande,  i direttivi  di  Schickeria  Bayern Monaco  (Germania),  Ultras Populaire Sud Nizza (Francia), Ultra Yomus Valencia (Spagna) e  alcuni  «attivisti»  del  Nottingham Forest (Inghilterra).

Le 12 domande

1 Come si tifa nelle curve? Che cosa è vietato e che cosa è permesso? 7 Il razzismo nelle curve. Verità o menzogna?
2 Rispetto al passato, i ragazzi in curva sono aumentati o no? 8 Gli ultras italiani oggi. Che cosa ne pensate?
3 Esiste da voi una card simile alla nostra Tessera del tifoso? 9 Com’è il vostro rapporto con i giornalisti?
4 Esistono limitazioni per le trasferte? 10 Per migliorare il calcio, da spettatori, che cosa fareste?
5 Esiste qualcosa di simile al Daspo, il divieto di l’accesso agli stadi? 11 Tifare da ultras. In Europa qual è il modello migliore?
6 Quanto è presente, oggi, la politica nelle curve? 12 In Italia c’è la norma sulla discrimina­zione territoriale. E da voi?

Schickeria Bayern Monaco «Chi sgarra allo stadio è punito dal club stesso»spettatori-in-europa

  1. «Fumogeni e torce sono vietati negli stadi tedeschi. Si era anche parlato di una possibile legalizzazione come in Austria, ma poi non se ne è fatto niente. Nessun problema invece per bandiere, tamburi e megafoni. I posti in piedi sono addirittura sacri, un marchio doc della cultura calcistica in Germania».
  2. «Curve e stadi sono pieni, sempre di più. Nelle leghe minori le curve piene tengono in vita molte società dal passato glorioso cadute (sportivamente) in disgrazia».
  3. «In Germania non esiste niente del genere. La vostraburocrazia è un ostacolo quasi insormontabile per noi tifosi tedeschi che vogliamo venire a vedere partite in Italia».
  4. «Ogni stadio è dotato di un settore ospiti con posti in piedi e biglietti che non devono costare, per settori simili, più di quelli per i tifosi di casa. Sono rari i casi di divieto di trasferta. E’ successo per St. Pauli – Hansa Rostock, ma gli ultras dell’Hansa hanno organizzato una grande manifestazione ad Amburgo il giorno della partita. Anche Francoforte e Dresda hanno subìto questi divieti ma, con l’aiuto dei gruppi rivali di casa, hanno comunque trovato biglietti. Il divieto di trasferta (evento molto raro, ripetiamo) potrebbe venire del tutto abolito».
  5. «Quando esiste il sospetto di un’infrazione, la polizia segnala il tifoso alla società calcistica e il club, dopo aver sentito l’indiziato, ha la facoltà di emettere il provvedimento. Il vero problema è il «Daspo» di massa, dato a gruppi interi. Per esempio a chi viaggia nello stesso pullman o sullo stesso treno di chi commette un reato da stadio. In questi casi, i tribunali alla fine lo annullano. Ma la procedura richiede anche un anno».
  6. «Esistono curve davvero apolitiche. Altre curve nascondono, dietro l’etichetta apolitico, tendenze destrorse. Esistono curve antirazziste e quelle di sinistra. La politica esistedappertutto nelle curve perché la politica è nient’altro che esprimere la propria opinione su cose che ci riguardano».
  7. «Un certo razzismo latente in Germania è un problema sociale. Per il momento i razzisti sono cani sciolti, ma non bisogna chiudere gli occhi. Per noi l’unica via autentica per sradicare il razzismo nelle curve è l’impegno delle curve stesse».
  8. «Gli ultras italiani per noi sono stati il grande modello da seguire. Ora guardiamo con tristezza a quello che è successo al calcio italiano. Burocrazia, repressione, divieti. Non capiamo perché si cerca di distruggere ciò che rende il calcio unico».
  9. «Ogni gruppo tedesco la pensa diversamente e ci sono anche quelli che con la stampa non parlano proprio».
  10. «Il calcio deve ri­orientarsi verso la gente che va allo stadio. Bisogna capire che gli stadi sono spazi sociali, luoghi di aggregazione dove le persone coltivano una loro passione, celebrano la loro comunità, rappresentano i loro colori. In questi luoghi si creano identità, si festeggiano trionfi e si piangono le sconfitte. In questi luoghi entra in scena il calcio. Bisogna dare autonomia alle curve, ridurre repressioni e divieti, togliere la burocrazia. E non ritenere l’indice di ascolto per un derby nel mercato asiatico più importante che due curve entusiaste. Altrimenti gli stadi perdono ogni significato».
  11. «La Bundesliga. C’è libertà di tifare. Una libertà da difendere tutti insieme».
  12. «Il concetto della discriminazione territoriale non esiste in Germania. A nessuno verrebbe in mente di chiudere una curva perché quelli di Brema o Amburgo vengono chiamati teste di pesce, o se a Colonia si canta all’esondazione o se qualcuno vorrebbe toglierci i nostri pantaloni di cuoio. In Germania i casi di curve chiuse sono rarissimi e sono conseguenti all’uso ripetitivo e massiccio di bengala e fumogeni oppure a invasioni di campo».

Ultras Populaire Sud Nizza «In Francia è punito il vero razzismo»

  1. «Nel sud francese si tifa alla latina, c’è molto colore. Nel nord prevale il modello anglosassone, free fight compresi».
  2. «Oggi con la repressione e tante diffide il movimento ultras francese è in difficoltà. Per le nuove generazioni, cresciute guardando alla tv o sui giornali il colore delle curve francesi di 15 anni fa, è difficile capire che oggi si può finire in tribunale per una torcia».
  3. «No. E poi non c’è bisogno di schedare tutti. La polizia conosce tutto dei capi ultras».
  4. «Sì. Ad esempio a noi del Nizza vengono vietate le trasferte in Corsica e a Marsiglia. E la stessa cosa succede a loro. Sembra strano ma è così. Uno Stato come la Francia, che si dice Paese dei dritti dell’uomo, può vietare ad una persona di muoversi all’interno dei suoi confini».
  5. «Un tifoso risponde dei suoi comportamenti penalmente per un fatto preciso. Poi c’è anche un provvedimento amministrativo della polizia, di tipo preventivo. In questo caso il divieto di accesso allo stadio va da un minimo di 6 mesi a un massimo di 5 anni. Puoi fare ricorso. Ovviamente questo provvedimento è visto da noi ultras come uno strumento di pura repressione».
  6. «Poco. Ci sono alcune curve politicizzate che sventolano le bandiere tricolori o giamaicane. Nulla a che vedere con altri Paesi. Tipo la Russia, dove la politica va oltre il calcio».
  7. «E’ un fenomeno minore. Le curve che si dichiarano razziste o politicizzate vengono sciolte dalle autorità. Può essere prevista una chiusura temporanea della curva. E il gruppo deve cambiare nome e simbolo».
  8. «Hanno subìto una repressione incredibile. Oggi solo i grandi gruppi riescono ancora a sopravvivere e, per questo, meritano rispetto. I valori ultras, quelli positivi, sono nati in tutto il mondo proprio sul modello italiano».
  9. «Il solo giornale nazionale che non ha paura di difendere la causa ultras è So Foot. Per il resto solo banalità, luoghi comuni».
  10. «Oggi si va allo stadio per militare contro calcio moderno e repressione. E gli ultras francesi, per tutto questo, hanno imparato a odiare il sistema. Il nemico è il poliziotto, con tutte le conseguenze del caso».
  11. «La Serie A, per chi è nato a Nizza, resta un modello. Però gli ultras tedeschi sono oggi su un altro livello, anche se sembrano superficiali, fabbricati…».
  12. «Le curve possono essere chiuse per lancio di petardi o fumogeni. Per i cori no. Semmai i capi tifosi possono avere problemi se partono cori segnalati dalle associazioni anti­razzismo».

Ultra Yomus Valencia «Coi biglietti economici,  curve di nuovo piene»

  1. «Negli stadi spagnoli non sono ammessi i fumogeni. Sono proibiti dagli inizi degli anni 90 quando il lancio di una torcia nautica nello stadio dell’Espanyol di Barcellona causò la morte di un bimbo».
  2. «Oggi le curve sono tornate piene grazie ai prezzi popolari e ai posti in piedi. Un ritorno al passato che ha dato i suoi frutti».
  3. «Non esiste niente nulla di simile alla vostra tessera. Al massimo, in qualche gara a rischio, le forze dell’ordine richiedono la lista dei nomi dei tifosi in trasferta».
  4. «Il vero problema, per le trasferte, è l’elevato prezzo dei biglietti per il settore ospiti. Spesso trovi biglietti per gare normali a 50, 60, 70 euro.».
  5. «Le sanzioni sono spesso economiche e di divieto di accesso agli stadi. Sono applicate dalla “Comisión contra la violencia en el Deporte” che dipende del Ministero di educazione, cultura e sport».
  6. «Le curve spagnole sono depoliticizzate, rispetto al passato. L’esposizione di simboli politici è vietata e sanzionata».
  7. «Sono episodi rarissimi».
  8. «Un punto di riferimento. Continuano a mantenere la loro identità».
  9. «Non esiste, perché la stampa spagnola è molto critica con gli ultras. Noi la consideriamo disinformazione, falsità. Criticano senza sapere di cosa scrivono, non sanno nulla del mondo ultras».
  10. «Ridurre il prezzo dei biglietti e rivedere gli orari delle partite, per esempio quelle alle 10 di sera il lunedì… E poi c’è troppa televisione che, alla fine, svuota gli stadi».
  11. «Il modello tedesco è il migliore. Le società coinvolgono i tifosi per un’idea comune ci calcio».
  12. «No, in Spagna non esiste questo tipo di regola».

Nottingham Forest «In Inghilterra la battaglia è introdurre i posti in piedi»

  1. «In pratica è tutto vietato. A Blackpool hanno sequestrato alcune bandierine perché non avevano il certificato di sicurezza. Sui posti in piedi ci sono delle aperture. Anche Aston Villa e United stanno pensando di introdurli».
  2. «In Inghilterra la curva all’italiana non esiste. Il Crystal Palace, però, ha interi settori riservati ai tifosi più caldi. Sempre pieni».
  3. «C’è la fidelity card, che offre promozioni e servizi».
  4. «No. Ma i tifosi ospiti possono occupare solo il settore riservato».
  5. «Sì. Si chiama football banning order. Questo divieto di accedere agli stadi viene emesso in tribunale dopo una condanna per un reato da stadio o dopo un reclamo dalla parte della “Crown Prosecution Order” o di una questura. Dura da 3 a 10 anni. Chi lo infrange è punito fino a 6 mesi in prigione».
  6. «La politica è fuori dagli stadi».
  7. «Il razzismo c’era 30 anni fa.  Oggi no, ma è cavalcato da certa stampa».
  8. «Erano quelli che seguivamo per ispirarci su come tifare».
  9. «Ci sono molti blog o forum che danno una visione molto più realistica di ciò che succede nel calcio inglese».
  10. «L’introduzione di settori con posti in piedi. Tutti i tifosi che hanno voglia di cantare andrebbero subito lì!».
  11. «Bundesliga per distacco! Gli ultras tedeschi ci ricordano, oggi, perché amiamo il calcio».
  12. «No. Semmai hanno minacciato di chiudere i settori colpevoli di cori omofobi diretti ai tifosi del Brighton, zona con una notevole comunità gay».

About Leonardo Daga

Leonardo Daga
Leonardo Daga è un tifoso del Toro, da anni attivo nella difesa dei diritti dei tifosi del Toro e ora collaboratore di Supporters In Campo.

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